Luigi Bonelli racconta il suo libro "Corpo umano S.p.A"

Luigi Bonelli

Luigi Bonelli racconta il suo libro "Corpo umano S.p.A"

1. Il tuo percorso professionale unisce una formazione scientifica a oltre trent’anni di esperienza nel mondo della comunicazione e del marketing, con ruoli di responsabilità come Direttore della Comunicazione e Direttore Marketing. Come si sono incontrati questi due mondi e quanto hanno contribuito alla nascita di “Corpo Umano S.p.A.”?

In realtà, questi due mondi non si sono mai davvero separati. La formazione scientifica mi ha insegnato a osservare i sistemi, a cercare le relazioni tra le parti e, soprattutto, a non accontentarmi delle spiegazioni più comode. Il marketing e la comunicazione mi hanno portato a fare qualcosa di molto simile, ma all’interno delle organizzazioni: comprendere come circolano le informazioni, come si prendono le decisioni, perché alcuni progetti funzionano e altri, pur partendo con le migliori intenzioni, finiscono lentamente in una cartella condivisa che nessuno aprirà mai più. In oltre trent’anni di esperienza professionale ho visto aziende dotate di persone competenti, tecnologie avanzate e strategie ambiziose andare in difficoltà per problemi apparentemente elementari: reparti che non comunicano, conoscenze che non vengono trasmesse, segnali ignorati, feedback che non arrivano. È stato naturale, a un certo punto, chiedermi come affrontasse gli stessi problemi un’organizzazione infinitamente più complessa: il corpo umano. “Corpo Umano S.p.A.” è nato proprio da questo incontro: la scienza mi ha fornito il modello da osservare, l’esperienza aziendale le domande da porgli e la comunicazione il linguaggio con cui raccontarlo.


2. Nel libro metti in relazione organi e funzioni del corpo con dinamiche molto concrete della vita aziendale: leadership, comunicazione, collaborazione, decisioni, regole e capacità di adattamento. Qual è l’analogia che ti ha sorpreso di più e che cosa può insegnare alle aziende?

È difficile sceglierne una. Scrivendo il libro mi sono reso conto che le analogie tra corpo umano e impresa non sono soltanto numerose, sono sorprendentemente precise. Se però dovessi indicare quella che contiene tutte le altre, sceglierei “la connessione”. Un cuore isolato può essere una pompa straordinaria, un neurone una cellula sofisticatissima, un polmone una meraviglia dell’ingegneria biologica. Ma nessuno di loro, da solo, possiede ciò che la relazione con gli altri gli permette di possedere: la vita. È questo l’aspetto che trovo più potente. La vita non risiede in una singola parte; emerge dalla qualità e dalla continuità degli scambi tra tutte le parti. Il corpo non è vivo perché dispone di organi eccellenti, ma perché quegli organi comunicano, si coordinano, si compensano e reagiscono insieme. In altre parole, il valore dell’organismo non coincide con la somma dei suoi componenti, nasce da ciò che accade tra loro. Nelle aziende, invece, investiamo moltissimo nella specializzazione delle singole parti e molto meno nella loro connessione. Possiamo avere un marketing brillante, una direzione competente, una rete commerciale efficace e tecnologie avanzate. Ma se queste realtà non si scambiano informazioni, non si ascoltano e non rispondono ai segnali reciproci, l’impresa rimane un insieme di ottimi organi appoggiati sullo stesso organigramma. Non un organismo.

 

3. Quale tipo di lettore avevi in mente mentre scrivevi “Corpo Umano S.p.A.”? Un manager, un imprenditore, chi lavora in azienda ogni giorno o, più semplicemente, chi si è trovato almeno una volta a “deve esserci un modo migliore”? E cosa ti piacerebbe che il lettore portasse con sé dopo averlo letto? 

Mentre scrivevo non avevo in mente un’unica categoria professionale. Certamente pensavo a manager e imprenditori, che possono trovare nella biomimesi principi applicabili alla vita delle aziende. Ma pensavo anche a chiunque lavori all’interno di un’organizzazione, indipendentemente dal ruolo. In fondo, per riconoscersi nel libro non occorre avere un ufficio all’ultimo piano, basta aver partecipato a una riunione inutile, atteso invano una risposta, visto una buona idea perdersi tra i reparti o assistito a una decisione presa senza coinvolgere chi avrebbe dovuto realizzarla. Esperienze, temo, piuttosto democratiche. Ognuno può ritrovare nel comportamento del corpo umano qualcosa della propria organizzazione: ciò che funziona, ciò che potrebbe funzionare meglio e, talvolta, ciò che non dovrebbe funzionare affatto ma continua ostinatamente a farlo. Mi piacerebbe che, terminata la lettura, rimanesse soprattutto una riflessione: per migliorare, un’organizzazione dovrebbe assomigliare sempre meno a una macchina e sempre più a un organismo. Una macchina esegue, ripete e si arresta quando qualcosa si rompe. Un organismo percepisce ciò che cambia, comunica, apprende, si adatta, compensa gli squilibri e prova continuamente a ristabilire una condizione di equilibrio. E questo vale non soltanto per le imprese, ma per qualunque organizzazione umana, dalle istituzioni alle comunità sociali. Forse il cambiamento più importante è proprio nel modo di guardare i problemi. Di fronte a un malfunzionamento, siamo abituati a domandarci quale parte abbia sbagliato. Il corpo umano ci suggerisce una domanda diversa: quale relazione si è interrotta?