Pierfrancesco Mattioli racconta "La busta gialla"

Pierfrancesco Mattioli

Pierfrancesco Mattioli racconta "La busta gialla"

1) La busta gialla è l’elemento che dà avvio all’intera vicenda. Come è nata l’idea di questo oggetto così semplice ma capace di innescare una ricerca che coinvolge personaggi, ricordi e destini diversi?

L'idea di scrivere La busta gialla è nata dal desiderio di dare forma a numerosi appunti che avevo raccolto nel tempo. Avevo scritto testi e lettere immaginando che fossero opera di persone profonde, empatiche e sensibili: scritti intimi, capaci di far emergere storie d'amore, di solidarietà, ma anche vicende laceranti e drammatiche.

Il lavoro è consistito nel cucire insieme questi frammenti, costruendo una narrazione che inizialmente appare composta da storie separate, quasi come sequenze di un film. Solo nel corso del racconto il lettore scoprirà che tutte sono unite da un sottile, e talvolta dannato, filo rosso.

Prendono così vita personaggi giovani e molto diversi tra loro, persone mature e persino figure ormai scomparse, tutte intrecciate dai loro vissuti e dai loro destini. La narrazione è scandita da frequenti colpi di scena e da situazioni arcane, inspiegabili e apparentemente lontane da ogni logica, che contribuiscono a mantenere viva la suspense fino alla fine.

2) C’è un messaggio, una riflessione o un’emozione particolare che speri rimanga nel lettore dopo aver chiuso il libro?

Il principale messaggio che spero rimanga al lettore è quello di non dare mai nulla per scontato nel corso della vita. Anche ciò che ci sembra certo e consolidato può rivelare un aspetto nuovo, o magari un dettaglio che è sempre esistito ma che non avevamo mai considerato. A volte basta questo per mettere in discussione convinzioni costruite in anni di vita.

Non vorrei però che questo fosse vissuto come un motivo di ansia. Al contrario, credo sia un invito ad affrontare la vita con curiosità, apertura e umiltà, accettando che si possa cambiare idea quando nuove esperienze o nuovi approfondimenti ci portano a vedere le cose da un'altra prospettiva.

Pianificare il proprio futuro è giusto, ma senza costruire percorsi troppo rigidi e mai messi in discussione. È importante conservare il desiderio di conoscere, di mettersi in gioco e di rivedere anche quelle certezze che sembrano ormai definitive.

Credo che non sia mai troppo tardi per riscoprirsi: una persona di ottant'anni può iniziare a fare sport, appassionarsi alla pittura o alla scrittura. Può, semplicemente, innamorarsi di una nuova stagione della propria vita.

3) Dopo anni trascorsi a raccontare luoghi, paesaggi e itinerari attraverso reportage e fotografie, cosa ti ha spinto a scrivere il tuo primo romanzo e in che modo questa esperienza ha influenzato la costruzione di La busta gialla?

Dopo anni dedicati alla fotografia, al trekking e a una collaborazione decennale con una rivista di turismo all'aria aperta, per la quale ho realizzato servizi fotografici e scritto reportage, ho creato, quasi inconsapevolmente, la traccia del mio romanzo. Con la stessa passione e con uno sguardo attento, lontano dalle banalità ferragostane, nel libro racconto la città catalana, il suo mare e le aree naturalistiche che la circondano.

La busta gialla, pur essendo un romanzo di fantasia, è intriso delle mie passioni e del mio sapere, ma anche delle mie insicurezze e dei miei errori.