1. Come presenteresti “Fuori dallo spartito” a chi non lo conosce ancora e cosa pensi possa trovare il lettore entrando nella storia di Violet?
"Fuori dallo spartito" è un romanzo di liberazione. Violet è cresciuta con la pressione di dover compiacere sua madre, una musicista famosa, e di essere all’altezza delle sue aspettative. Cosa dovrebbe fare la figlia di una nota violinista, se non suonare? E se è lei stessa una violinista di talento, dove dovrebbe cercare la sua strada se non nei grandi teatri d’opera, proprio come sua madre?
Violet si trova così a percorrere una strada che sembra già tracciata per lei, costruita sulle aspettative della sua famiglia, ma anche su quelle più ampie della società: essere brava, avere successo, trasformare il proprio talento in una carriera prestigiosa e, in fondo, diventare ciò che gli altri considerano una persona realizzata.
Finché arriva a chiedersi se quella sia davvero la vita che vuole. Ed è da questa domanda che comincia il suo percorso di liberazione. Scegliere una strada diversa, però, significa affrontare paure, conflitti e il rischio di deludere proprio le persone che ama.
Liberarsi, per Violet, non significa rinnegare ciò che ha ricevuto o smettere di essere la persona che gli altri conoscono. Significa capire che può essere grata per ciò che le è stato dato e, allo stesso tempo, scegliere qualcosa di diverso. Significa ascoltare la propria voce e avere il coraggio di darle spazio.
Credo che sia proprio questo ciò che il lettore può trovare nella sua storia: la domanda, forse molto universale, su quanto della nostra vita appartenga davvero a noi e quanto invece sia il risultato di aspettative che abbiamo imparato a fare nostre.
Spero che Violet possa essere un’ispirazione per chi, almeno una volta, si è trovato davanti a quella stessa domanda. Perché non sempre la strada che ci rende felici è quella più facile, più prestigiosa o più attesa dagli altri. A volte è semplicemente quella che ci permette di sentirci, finalmente, noi stessi.
2. Violet è cresciuta cercando di essere all’altezza delle aspettative di sua madre Sofia. Quanto pesa, nel suo percorso, il bisogno di sentirsi finalmente libera da un’idea di perfezione che le è stata trasmessa fin dall’infanzia?
Pesa moltissimo. Per Violet, liberarsi da quel peso è una condizione necessaria per poter finalmente scoprire la propria voce e, soprattutto, scegliere di seguirla.
Questo, però, non significa rinnegare ciò che sua madre le ha dato. Violet sa di aver ricevuto un’educazione musicale straordinaria, di aver avuto opportunità che molti avrebbero soltanto potuto sognare: ha frequentato il conservatorio, è entrata nei più prestigiosi ambienti della musica classica e da camera e ha avuto la possibilità di conoscere persone importanti.
Proprio per questo il suo conflitto è ancora più complesso. Non vuole sentirsi ingrata e non pensa che tutto ciò che sua madre ha fatto per lei sia stato sbagliato. Semplicemente, a un certo punto capisce che essere grata per ciò che ha ricevuto non significa dover vivere la vita che qualcun altro ha immaginato per lei.
La perfezione che Sofia le ha trasmesso, infatti, non è soltanto un modo di suonare: diventa nel tempo un modo di guardare a sé stessa, al proprio valore e alle proprie scelte. Liberarsene significa quindi smettere di chiedersi continuamente se è abbastanza e iniziare a chiedersi, invece, che cosa vuole davvero.
È proprio questo bisogno di libertà a guidare molte delle scelte di Violet, nel romanzo e anche in quelle che farà in futuro. Solo quando riesce a togliersi quel “macigno” dalle spalle può iniziare a capire che la sua voce non deve necessariamente essere perfetta per essere autenticamente sua.
3. Nel romanzo la musica accompagna Violet nel passaggio da ciò che gli altri si aspettano da lei a ciò che desidera davvero. Come cambia il suo rapporto con il violino e cosa significa, per lei, imparare finalmente ad ascoltare la propria voce?
Ogni musicista sviluppa un rapporto speciale con il proprio strumento, e per Violet il violino è molto più di questo: è un compagno di vita, una parte della sua identità e, per molto tempo, anche il modo attraverso cui misura il proprio valore.
Proprio per questo, quando le viene proposta la possibilità di sperimentare qualcosa di diverso, Violet prova paura. Allontanarsi dal suo violino, per lei, significa quasi rinnegare una parte di sé e tutto ciò che ha costruito fino a quel momento. È come se cambiare strumento potesse significare cambiare chi è.
Nel corso della storia, però, scopre che non è così. Si rende conto che può sperimentare, mettersi alla prova e trovare una voce nuova senza perdere sé stessa. Può essere Violet anche suonando uno strumento diverso dal suo, perché la sua identità non è racchiusa nel violino.
E alla fine torna proprio al suo violino, ma con uno sguardo completamente diverso: ha capito che non è lo strumento a definire la sua vita, ma è lei a scegliere come usarlo, cosa esprimere e quale musica vuole far sentire.
Imparare ad ascoltare la propria voce, per Violet, significa proprio questo: smettere di chiedersi quale musica gli altri vogliano sentirle suonare e avere finalmente il coraggio di suonare quella che sente dentro di sé.