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Ada | Simona Matarazzo
«Sbircio i volti dei commensali.
Forse, come me, sentono il rumore bianco, le interferenze invisibili.
Non seguo le parole di Stefania.
Respiro con calma per raccogliere le emozioni di chi mi circonda, seguo il filo immaginario dei loro pensieri.
La paura è ovunque, sulle labbra sottili della mia amica, nei gesti della donna al tavolo accanto, nelle frasi rubate del suo compagno.
Ogni persona in questa sala porta con sé un tormento.
Lo avverto.
Mi cade addosso, sbatte contro la schiena.
Le mie paralisi del sonno sono spesso seguite da un inspiegabile senso di oppressione».