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«Nathan si esibiva lì tre volte a settimana.
Il microfono tra le dita, la voce che accarezzava le note e un cuore ancora segnato da un passato che non riusciva a lasciare andare.
Ogni canzone era una preghiera, ogni nota un tentativo di ricucire uno strappo nell’anima».
«Io non voglio essere salvata, Nathan.
Voglio solo che qualcuno resti, anche quando tutto crolla».