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Esistono libri che nascono da un dovere morale prima ancora che da un progetto editoriale. Il volume sul dialetto ripano di Ripatransone è uno di questi. Un lavoro che Capponi Editore ha voluto, sostenuto e curato con la consapevolezza di toccare qualcosa di fragile e prezioso insieme: una lingua viva che rischia di tacere per sempre.
Il dialetto non è soltanto un modo di parlare. È un luogo. È la pietra dei vicoli, la luce di un pomeriggio d’agosto, le mani di chi ha lavorato la terra o il legno o la lana per secoli. È il suono che una comunità ha dato alle proprie gioie e ai propri dolori, alle contrattazioni al mercato e alle preghiere sussurrate nell’ombra di una chiesa. È sedimento vivo di contaminazioni, migrazioni, incontri. Ogni dialetto italiano è una civiltà a sé, e il dialetto ripano, con la sua storia secolare e la sua straordinaria specificità fonetica e lessicale, non fa eccezione.
Perdere un dialetto significa perdere tutto questo. Non una parola, non un accento: un intero sistema di senso, di appartenenza, di memoria collettiva. È una perdita silenziosa, che avanza senza fragore, ma che impoverisce l’Italia più di quanto siamo disposti ad ammettere.
Heritage linguistico: la missione culturale di Capponi Editore
Il volume nasce dalla ricerca condotta dalla dottoressa Sara Martini, un lavoro lungo, rigoroso e appassionato che ha il pregio di non partire da zero. La ricercatrice ha saputo raccogliere, confrontare e integrare i lavori precedenti dedicati al dialetto ripano, costruendo un corpus documentario di grande solidità scientifica e, al tempo stesso, di rara leggibilità, con un prezioso contributo di Anna Maria Mancini e la ristampa anastatica del “Dizionario del dialetto ripano” di Alfredo Rossi.
È un’opera di ricerca dialettologica a tutto tondo, che indaga le origini del dialetto, la sua evoluzione nel tempo, le sue contaminazioni con i dialetti limitrofi e con la lingua nazionale, e ne restituisce la vitalità attraverso esempi, espressioni, proverbi, modi di dire che portano ancora addosso l’odore del tempo in cui sono nati.
Capponi Editore ha affiancato questo lavoro con la cura editoriale che meritava: un accompagnamento attento dalla ricerca alla pagina, dalla pagina al libro, dal libro alla comunità a cui appartiene.
Un dialetto è un luogo, una pietra, una storia
Il dialetto ripano ha radici profonde nel tessuto storico del Piceno. Ripatransone, con il suo borgo arroccato tra le colline che guardano l’Adriatico e i Sibillini, ha sviluppato nel corso dei secoli una parlata che porta i segni di tutto ciò che l’ha attraversata: il latino medievale, i dialetti confinanti, le influenze delle rotte commerciali, le voci dei mercanti e dei pellegrini, la durezza del lavoro contadino e l’arguzia di una popolazione che ha sempre saputo usare la parola con intelligenza e ironia.
Ogni termine del vocabolario ripano è una finestra su questo mondo. Non una reliquia da museo, ma una chiave di lettura viva per capire chi sono le persone che abitano quel territorio, da dove vengono, cosa hanno amato e temuto, come hanno chiamato le cose del mondo. La lingua è identità prima ancora che comunicazione.
Salvare il dialetto ripano significa salvare Ripatransone stessa nella sua dimensione più autentica e irriducibile. Significa dare alle generazioni future la possibilità di incontrare i propri nonni anche quando non potranno più farlo di persona.
I volumi sono disponibili gratuitamente in formato PDF e scaricabili al seguente link: https://drive.google.com/drive/u/2/folders/1H_61XCGtkrGBVtBTVGUYjGeW1nf9FbPY