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«Fece alcuni passi verso la porta. La aprì e non poté credere ai suoi occhi. Non c’erano la malga, il prato e le montagne. Era in un altro luogo. Davanti a sé, a distanza di una decina di passi, c’era una luce che sembrava il sole, ma non lo era. Assomigliava di più alla luce del fulmine quando c’è un temporale, ma il cielo era azzurro e brillante. Alberto fece qualche passo in avanti e la luce cresceva di bellezza e forza. Dalla luce proveniva un suono che non apparteneva né a uno strumento musicale né alla voce di un uomo o di un animale».