Valentina Moncada di Paternò racconta il suo libro "Memorie di una maschera"

Valentina Moncada di Paternò

Valentina Moncada di Paternò racconta il suo libro "Memorie di una maschera"

1. “Memorie di una maschera. Rodin e la piccola geisha” è il tuo primo romanzo: una storia vera che parte da una maschera in gesso di Auguste Rodin, esposta a via Margutta a Roma nel 1912, e porta fino a Hanako, attrice giapponese. Quale legame si instaura tra Rodin e Hanako e che ruolo avrà nella vita di entrambi?

Ho incrociato la storia di Auguste Rodin e Hanako quasi per caso, durante le ricerche per il mio libro "Atelier a Via Margutta". Una piccola fotografia in bianco e nero del 1912, trovata in una rivista d’epoca, ritraeva la maschera in gesso di "una fanciulla viva e strana", esposta proprio in via Margutta 54, dove ho gestito una galleria d’arte per oltre vent’anni. Approfondendo, ho scoperto che si trattava del ritratto di Hanako, la geisha giapponese che incantò l’Europa come attrice e che divenne la modella del grande scultore Auguste Rodin.
Rodin era ormai anziano e la personalità di Hanako lo ossessionò a tal punto da farne la modella più ritratta della sua vita. Per lui rappresentò un soffio di vita, un'iniezione di energia e uno sguardo sensuale su un mondo esotico e sconosciuto; per lei, invece, quel legame fu la conferma definitiva del proprio valore artistico. Rodin divenne, a tutti gli effetti, il fulcro della sua esistenza.

2. Valentina, tu sei storica dell’arte, gallerista e curatrice e da molti anni ti occupi di artisti, opere e ricerca. Quanto del tuo percorso professionale ha influenzato il modo in cui hai affrontato questa vicenda e cosa ti ha spinto a trasformare una ricerca storico-artistica in un romanzo?

Questo libro nasce direttamente dal mio percorso professionale e dal profondo legame personale con via Margutta, nota in tutto il mondo come la via degli artisti – luogo a cui ho dedicato anni di studi e varie pubblicazioni di storia dell’arte. L'incontro tra Rodin e Hanako si è presentato come una novità inedita in questo contesto.
Scegliere la forma del romanzo mi ha dato la libertà di andare oltre i documenti d'archivio, entrare nella psiche dei personaggi, dando loro una voce e permettendomi di interpretare le sfumature del loro legame.  Sono entrata così nella testa dei protagonisti, pur basandomi su ricerche approfondite e fatti storici. La letteratura è una passione che mi accompagna da sempre, la forma romanzesca mi ha dato la libertà di usare l’immaginazione per ricostruire gli stati d’animo al centro del rapporto creativo che lega l’artista alla modella.  In questa storia ho trovato l’opportunità perfetta per esprimermi al di là del rigore della storia dell’arte e rappresenta per me un momento di rinascita personale. 

 

3. Il volto di Hanako ritorna più di cinquanta volte nell’opera di Rodin. Cosa si nasconde dietro questa lunga sequenza di ritratti e quanto è stato importante seguirne le tracce per ricostruire la storia che racconti nel romanzo?

Seguire le tracce reali è stato fondamentale per comprendere l'origine della loro ossessione artistica. Rodin vide Hanako per la prima volta in scena mentre interpretava una donna tradita che compiva il rituale dell'harakiri – la performance che la rese celebre in tutta Europa. I critici teatrali rimanevano folgorati dalla sua espressione durante la scena della morte, così intensa da sembrare un'estasi.
Quando Rodin la invitò nel suo studio, le chiese più volte di ricreare quella stessa scena per poterne cogliere l'emotività nelle sue sculture. Per Hanako, tuttavia, era difficile raggiungere quei picchi espressivi fuori dal teatro, priva della distanza e del calore del pubblico. Fu proprio questo a spingere lo scultore a chiamarla continuamente a posare, portandolo a realizzare un numero impressionante di maschere per una sola donna.
Al Museo Rodin ho potuto studiare tutti i documenti legati ad Hanako, come lettere, cartoline e fotografie, oltre a tutte le sculture e i disegni creati da Rodin. Una magnifica avventura!