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«Ci hanno abituati a pensare ai margini come a un problema da nascondere, alle nuove generazioni come a una scommessa persa in partenza e ai confini come linee di divisione. Scegliere la via più faticosa, esponendoci fisicamente sulla strada, è stato il nostro modo per ribaltare questa narrazione. Perché il vero lavoro sociale non si fa al sicuro dietro una scrivania: richiede di uscire allo scoperto, mettersi in gioco e affrontare le asperità. Pagine scritte per chi rifiuta la rassegnazione, per chi non si accontenta delle risposte calate dall’alto ma sente l’urgenza di mettersi in cammino, ricominciando a misurare la realtà un metro alla volta».