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«Sono luoghi meravigliosi i bar del Sud, avamposti di civiltà e culture che hanno lasciato ferite indelebili sui corpi e nelle menti della gente, feritoie bizantine da cui osservare l’incedere inesorabile del tempo che passa, delle vite che si trasformano, dei sogni ridotti in polvere, del dolore che provocano i pezzi taglienti di un’illusione o una speranza infranta. Dai tavolini di queste piazze sospese tra la terra e il mare si respira un’aria che è al tempo stesso inquietudine e rabbia, speranza e rassegnazione, attraverso l’immagine di volti solcati a tratti dalle visioni di un passato inquietante, tramandato attraverso li cunti, tradizione e memoria orale di storie impastate di realtà onirica».